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Ritorno alla vita

Poggioreale non è un rudere. È rimasto intatto nella sua struttura urbana, con le sue case, le sue strade, le sue piazze, i suoi vicoli, i negozi con le insegne che parlano al vuoto, le chiese con solo le panche rimaste a pregare. È stato dichiarato morto per la geografia. Un paese fantasma.

Il terremoto del gennaio ‘68 ha raso al suolo l'identità di un paese, non solo le sue case.

“Ritorno alla vita” è il primo atto del lavoro _Fantasmi del Belìce_. È nato da un'archeologia urbana e umana in cui non sono necessarie campagne di scavi: tutto è ancora a portata di mano.

Con una curiosità pietosa, Ezio Ferreri è penetrato nella parte più intima del paese morto, nella sacralità della tomba, sudario del boom industriale. Non ha fotografato il disastro, il lutto, l'emigrazione. Ha messo in atto una percezione selettiva, trasversale al senso della memoria: ha cercato solo oggetti.

Oggetti quotidiani, abbandonati persino dalla nostalgia dei legittimi proprietari, corruttibili e ischeletriti come gli uomini. Il triciclo, la pompa del D.D.T., il tritacarne, la peretta del clistere, l'astuccio di Iversal 15 Tabletten Bayer, le bottiglie di Cortina 3000, un Marie Claire del '58. Repertorio di illusioni, vanità, voglia di riscatto, sacrifici, dei gesti più semplici e più dolci delle famiglie contadine.

Tutti questi oggetti hanno concluso la loro esistenza non per termine fisiologico, perché inutilizzabili o obsoleti. Hanno smesso di funzionare nello stesso momento, al respiro di una scossa.

Ferreri li ha raccolti, ripuliti, trasferiti su un palcoscenico e presentati come nuovissimi, in una veste patinata e luccicante. Isolati al centro della composizione, in primo piano come interpreti d'eccezione di un nuovo lancio pubblicitario, attraenti come stelle di una sfilata d'alta moda.

È una sequenza di still life costruita sul paradosso cinico della finzione: la finzione di una bellezza perduta, di un'integrità violata, di un uso ormai impossibile. Un lavoro sul metodo del tempo, che proprio come noi seleziona, stratifica, cristallizza, edulcora e mummifica.

Con gentile malizia, Ferreri ha tolto le bende alle mummie. Adesso danzano.