Visitors
Visitors? Alieni? Marziani?
Chi sono questi esseri che affollano le città d'arte, i musei, i monumenti? La ricerca fotografica di Ezio Ferreri indaga il rapporto tra i luoghi e i loro invasori temporanei: il turista mordi e fuggi.
Migliaia di presenze che quotidianamente calpestano il suolo delle città d'arte con un'unica, urgente preoccupazione: portar via una prova. Una fotografia, un selfie per poter dire "io c'ero". Un gesto di appropriazione simbolica che sostituisce l'esperienza della conoscenza.
Nelle immagini di Ferreri - dal sagrato del Duomo di Milano a Piazza San Marco, dalla cupola del Reichstag di Berlino alle sale dei musei - il visitatore non guarda mai veramente. Fotografa. Posa. Mima l'opera d'arte. Volta le spalle al paesaggio per guardarsi dentro lo schermo. L'arte, la storia, la cultura diventano puro sfondo, scenografia intercambiabile per la propria narrazione social.
Sono loro i protagonisti dell'Overtourism. Un fenomeno che non è solo flusso, ma intossicazione. Un'occupazione che stravolge le nostre città, ne modifica irrimediabilmente il tessuto sociale e produttivo, ne cancella le tradizioni, le relazioni, la memoria.
Sono forse loro la causa prima della gentrificazione? Ferreri non dà una risposta sociologica, ma visiva. Con ironia lieve e distanza critica, ci mostra l'estraniamento: corpi fuori luogo, sguardi assenti, la solitudine nella folla. Il visitatore come alieno, appunto. Un marziano atterrato per pochi minuti in un luogo di cui non comprende né la lingua né il tempo.
In questo senso, "Visitors" è il rovescio speculare del lavoro sulle ville. Se lì l'educazione dello sguardo serviva a ritrovare il particolare negato dal panorama, qui la folla del panorama impedisce di vedere qualsiasi particolare.