Ville di Bagheria
1984
Le fotografie di Ezio Ferreri svolgono la funzione scrutatrice di un qualcosa che ci sfuggiva, riescono a illuminarci proponendoci una visione inedita e personale di questi complessi significanti della cultura della nobiltà siciliana tra il Sei e il Settecento: e ciò nel momento in cui creano delle relazioni. L’obiettivo non fa altro che indovinare e selezionare relazioni, tra particolari (imprevedibili) in una stessa foto, tra oggetti o aspetti (apparentemente estranei) in foto diverse. La relazione indovinata evidenziata proposta, così, diventa il vero soggetto di questo tipo di fotografia...
In base a questa ermeneutica delle relazioni, alla stessa stregua e nello stesso contesto di tutte le ville, viene trattata anche l’«altra» villa, quella del principe di Palagonia, detta «dei mostri». Sulla «Villa dei mostri» il giudizio dei visitatori stranieri ha coinciso con quello degli osservatori nostrani: il disgusto di quelli è stato condiviso dall’opinione di questi, vedi Goethe condiviso da Pitrè… Le fotografie di Ferreri, nella loro deliberata e meditata ricerca di relazioni di cui parlavamo all’inizio, dislocano i mostri del principe Ferdinando Francesco Gravina in tutte le rimanenti ville sorgenti in Bagheria, o, se si vuole, aprono i battenti di tutte queste ville ai mostri di quel principe in parte «pazzo» e in parte «spirito illuminato» (dunque, uomo di contraddizione). Perciò, queste relazioni fotografiche risultano illuminanti, almeno per noi a cui piace leggerle nella chiave di un lavoro artistico che vincendo le meduse della rimozione mette intelligentemente in discussione la falsa e inattendibile razionalità che tutte le ville patrizie vorrebbero o potrebbero trasmetterci.
Diego Guadagnino