Tracce di giochi su antiche pietre
Sicilia, 1970 - 1989
Canicattì, Riesi, Campobello di Licata, Forza d'Agrò, Petralia Sottana, Pollina, Palermo.
Non ci sono adulti. O quasi. Nelle fotografie di Ezio Ferreri ci sono solo i picciriddri e le pietre antiche.
Sono gli anni Settanta e Ottanta, nei paesi interni della Sicilia e nei ruderi di Palermo. I bambini trasformano tutto in gioco: un cumulo di pietre diventa un castello, una ringhiera una giostra, un vicolo storto un campo da pallone, un lotto vuoto pieno di macerie il centro del mondo.
È un gioco serio, ostinato. Una forma di resistenza.
Come scrive Giosuè Calaciura nel testo critico che accompagna il lavoro, ruderi e picciriddri sono uniti nella stessa maledizione, e nella stessa possibilità. Sono segni millenari e rassegnati di civiltà disciolte, ma anche scrittura della vita nuova e senza legge, inedita. Nessuno è riuscito a decifrare il geroglifico inciso dalle crepe, nessuno ha saputo seguire la linea del destino sul palmo di una mano infantile.
Nelle foto di Ferreri gli uomini non ci sono. Appartengono a un'altra dimensione. Rimangono le pietre, che sono memoria, e i bambini, che sono futuro. E in mezzo, la traccia leggera di un gioco che insiste a non scomparire.